(mi) manifesto


  • faccio vino perché a nove anni mio padre mi svegliava all'alba per accompagnarlo nelle vigne.

  • faccio vino perché solo a quattordici - sotto l'occhio di papà o dei collaboratori anziani - ho compiuto le prime potature: ed è stata gioia, come i regali la mattina di Natale.

  • faccio vino perché non saprei fare altro e ne vado orgoglioso; quando sono tra le mie vigne mi sento a casa, più di quando lo sono in realtà.

  • faccio vino perché papà mi ha cresciuto per far ciò: lui - anche commerciante di equini (perché il valore del vino che spediva in Austria spesso gli veniva corrisposto in cavalli) - sapeva che, tra le due cose, la prima avrebbe avuto un futuro.

  • faccio vino perché "a parlare si fa presto"... ma io preferisco tacere e far parlare lui, da sempre unico responsabile di una loquace sincerità.

  • faccio vino per mio padre, che dal cielo mi segue come un angelo e per mia madre, che qui in terra mi accudisce come io faccio con le mie vigne.

  • faccio vino perché Mara - mia compagna e futura sposa - crede in me.

  • faccio vino perché riconosco che il poterlo fare è un dono del cielo e poterlo conoscere e provare a migliorare di anno in anno è un privilegio a cui non posso rinunciare.

  • faccio vino per il fine ultimo di poterlo condividere con gli ospiti della mia cantina e con quelli che, bevendolo, anche da lontano aprono un sottile e benvenuto dialogo.

  • faccio vino perché amo la natura, ne rispetto i ritmi e i limiti e le sono grato per esser sempre così generosa nonostante tutto il rispetto che - mio malgrado - le facciamo mancare.

  • faccio vino perché in cantina l'unica alchimia possibile è quella che le energie del cielo e della terra attuano, e nulla più.


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